Edicolando

il blog di Elvio Ciccardini

Cindia: realtà economica ed errore associativo sociale

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Non è una nuova nazione e nemmeno un errore di scrittura, la CINDIA è un nuovo aggregato economico e geopolitico che comprende oltre due miliardi di persone. Gli esperti ne parlano da qualche anno. I giornali hanno iniziato di recente. Si moltiplicano i blog, in tutte le lingue, sul tema.

Ma perchè unire due nazioni in un nuovo aggregato territoriale? Gli economisti risponderebbero con estrema facilità, poichè i mercati indiani e cinesi stanno crescendo all’unisono, assieme agli scambi commerciali tra i due paesi. Cina eIndia sono sicuramente “il nuovo mercato di riferimento” per l’economia mondiale.

Anche dal punto di vista della politica internazionale si sta assistendo alla nascita di un nuovo asse capace di mettere in stallo persino la diplomazia statunitense. Non è un caso che al recente vertice di Copenaghen sul clima, le delgazioni di Cina e India si sono imposte facendo passare (e digerire) la loro linea. Questo è quanto viene riportato da la repubblica.it“Se ci fosse bisogno di una conferma del successo politico di Pechino e Delhi, l’ha data un autorevole consigliere di Obama rivelando i retroscena del vertice ai giornalisti di ritorno a Washington sull’Air Force One. Le ultime ore convulse di trattative per salvare Copenaghen dal fiasco totale, Obama le ha passate a rincorrere il premier cinese (“Datemi il primo ministro Wen, dov’è finito Wen?”). Wen si nascondeva in albergo. E a negoziare con il presidente degli Stati Uniti mandava un sottosegretario agli Esteri. In quanto a Singh, la delegazione Usa è stata presa dal panico quando a vertice ancora aperto è giunto l’annuncio: “Gli indiani sono già all’aeroporto, hanno deciso che non serve rimanere e stanno imbarcando sull’aereo di Stato per tornare a casa”. Alla fine Obama ha dovuto, letteralmente, imbucarsi a una riunione in cui nessuno lo aveva invitato: un meeting tra i dirigenti di Cina, India, Brasile e Sudafrica, cioè il nuovo gruppo “Basic”. Obama aveva capito che se voleva salvare una parvenza di risultato al vertice, le cose si decidevano lì dentro. “

Basti pensare a un dato: già oggi la Cina è il più grande costruttore di prodotti high-tech; e l’India il più grande serbatoio di operatori software (i Pc americani vengono riparati via Internet da tecnici di New Delhi o Bombay) e contemporaneamente la sede mondiale dei nuovi laboratori di ricerca. I due giganti, spesso complementari, talora alleati (in Nigeria hanno avviato un’operazione congiunta di sfruttamento energetico) stanno rivoluzionando la geografia economica mondiale”

Ma c’è di più. “Un rapporto della Cia prevede che entro 20 anni la Cina sarà la seconda potenza mondiale (subito dopo gli Usa) e l’India la terza. Ma c’è di più: gli economisti, le banche d’affari, gli investitori cominciano già a pensare a uno scenario nel quale la crescita mondiale, stagnante (o addirittura negativa) negli Usa, in Europa e in Giappone, sarà l’appannaggio esclusivo di un nuovo club di Paesi battezzato «Bric»: Cina e India più Brasile e Russia.”

Al momento le soluzioni proposte e temute dall’Occidente, per fornteggiare le ripercussioni di questa unione tra titani sono tre: il conflitto armato, una decrescita generalizzata dell’economia mondiale, definita anche decrescita felice o auto-limitazione dei consumi, e, infine, un riassetto della produzione che implichi come vincolo la sostenibilità ambientale.

Volendo, si potrebbe affermare che, dopo Copenaghen, l’Occidente non è e non sarà in grado di dettare i vincoli dell’ipotesi numero tre, cioè puntare su una produzione che sia anche sostenibile ecologicamente. La crisi economico finanziaria potrebbe essere letta come un tentativo di “decrescita felice”. Rimane il problema di definire “per chi” sia “felice” questa decrescita e fino a che punto essa possa essere considerata come una soluzione. Esclusa la terza e la seconda prospettiva non rimane che la prima, cioè la guerra (evitando di specificare il tipo di guerra, poichè essa potrebbe anche assumere la forma della “missione di pace”).

Forse, come spesso capita, la storia potrà (ammesso che si decida di apprendere dal passato) essere foriera di nuove strategie di stabilizzazione degli assi economico mondiali. Non è la prima volta, infatti, che Cina e India sono protagoniste della scena economica del pianeta.

“Già duemila anni fa, ad esempio, la seta e le spezie orientali avevano sedotto Roma a tal punto che alcuni storici ipotizzano che gli enormi esborsi di denaro verso i paesi produttori possano aver contribuito alla crisi economica dell’impero. Inoltre circa 600 anni fa Cina e India concorrevano per il 75% al prodotto interno globale.” (Renato Giovanelli).

Rimane, in ogni caso, un elemento fondamentale da affrontare: la questione sociale. La struttura sociale cinese e quella indiana sono molto diverse tra loro. Considerando che le nazioni sono fatte dai cittadini che le compongono, non sarebbe male cominciare a riflettere su quali opportunità si possano aprire da un incontro/confronto sociale tra cinesi e indiani, nella speranza che proprio dalla Cindia possa nascere un nuovo modello di sviluppo economico sociale sostenibile.

Elvio Ciccardini

Scritto da Avanti il Prossimo

12/24/2009 a 22:49

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