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	<title>Edicolando</title>
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	<description>il blog di Elvio Ciccardini</description>
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		<title>Che cosa c&#8217;entra la Marea Nera, con la Strage di Lockerbie e la BP?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 14:52:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La risposta su corriere.tv! Avanti il prossimo&#8230; si indagherà&#8230;<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=edicolando.wordpress.com&amp;blog=11096772&amp;post=32&amp;subd=edicolando&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La risposta su <a href="http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&amp;vxChannel=Voci%20dal%20vicino%20Oriente&amp;vxClipId=2524_278a6aac-932c-11df-a33b-00144f02aabe&amp;vxBitrate=300"><em><strong>corriere.tv</strong></em></a>!</p>
<p>Avanti il prossimo&#8230; si indagherà&#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/edicolando.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/edicolando.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/edicolando.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/edicolando.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/edicolando.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/edicolando.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/edicolando.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/edicolando.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/edicolando.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/edicolando.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/edicolando.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/edicolando.wordpress.com/32/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/edicolando.wordpress.com/32/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/edicolando.wordpress.com/32/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=edicolando.wordpress.com&amp;blog=11096772&amp;post=32&amp;subd=edicolando&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cindia: realtà economica ed errore associativo sociale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 22:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avanti il Prossimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è una nuova nazione e nemmeno un errore di scrittura, la CINDIA è un nuovo aggregato economico e geopolitico che comprende oltre due miliardi di persone. Gli esperti ne parlano da qualche anno. I giornali hanno iniziato di recente. Si moltiplicano i blog, in tutte le lingue, sul tema. Ma perchè unire due nazioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=edicolando.wordpress.com&amp;blog=11096772&amp;post=21&amp;subd=edicolando&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.origamicreations.com/images/gallery/dragon-tiger.jpg" alt="" width="214" height="171" />Non è una nuova nazione e nemmeno un errore di scrittura, la CINDIA è un nuovo aggregato economico e geopolitico che comprende oltre due miliardi di persone. Gli esperti ne parlano da qualche anno. I giornali hanno iniziato di recente. Si moltiplicano i blog, in tutte le lingue, sul tema.</p>
<p>Ma perchè unire due nazioni in un nuovo aggregato territoriale? Gli economisti risponderebbero con estrema facilità, poichè i mercati indiani e cinesi stanno crescendo all&#8217;unisono, assieme agli scambi commerciali tra i due paesi. Cina eIndia sono sicuramente &#8220;il nuovo mercato di riferimento&#8221; per l&#8217;economia mondiale. <span id="more-21"></span></p>
<p>Anche dal punto di vista della politica internazionale si sta assistendo alla nascita di un nuovo asse capace di mettere in stallo persino la diplomazia statunitense. Non è un caso che al recente vertice di Copenaghen sul clima, le delgazioni di Cina e India si sono imposte facendo passare (e digerire) la loro linea. Questo è quanto viene riportato da la <em><strong><a href="http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/ambiente/conferenza-copenaghen-2/trionfo-cindia/trionfo-cindia.html">repubblica.it</a></strong></em>:  <em>&#8220;Se ci fosse bisogno di una conferma del successo politico di Pechino e Delhi, l&#8217;ha data un autorevole consigliere di Obama rivelando i retroscena del vertice ai giornalisti di ritorno a Washington sull&#8217;Air Force One. Le ultime ore convulse di trattative per salvare Copenaghen dal fiasco totale, Obama le ha passate a rincorrere il premier cinese (&#8220;Datemi il primo ministro Wen, dov&#8217;è finito Wen?&#8221;). Wen si nascondeva in albergo. E a negoziare con il presidente degli Stati Uniti mandava un sottosegretario agli Esteri. In quanto a Singh, la delegazione Usa è stata presa dal panico quando a vertice ancora aperto è giunto l&#8217;annuncio: &#8220;Gli indiani sono già all&#8217;aeroporto, hanno deciso che non serve rimanere e stanno imbarcando sull&#8217;aereo di Stato per tornare a casa&#8221;. Alla fine Obama ha dovuto, letteralmente, imbucarsi a una riunione in cui nessuno lo aveva invitato: un meeting tra i dirigenti di Cina, India, Brasile e Sudafrica, cioè il nuovo gruppo &#8220;Basic&#8221;. Obama aveva capito che se voleva salvare una parvenza di risultato al vertice, le cose si decidevano lì dentro. &#8220;</em></p>
<p><a href="http://www.questotrentino.it/2006/12/Cindia.html"><em><strong>Basti pensare a un dato</strong></em></a>: <em>già oggi la Cina è il più grande costruttore di prodotti high-tech; e l’India il più grande serbatoio di operatori software (i Pc americani vengono riparati via Internet da tecnici di New Delhi o Bombay) e contemporaneamente la sede mondiale dei nuovi laboratori di ricerca. I due giganti, spesso complementari, talora alleati (in Nigeria hanno avviato un’operazione congiunta di sfruttamento energetico) stanno rivoluzionando la geografia economica mondiale&#8221;</em><br />
<a href="http://www.ilnostrotempo.it/drupal/?q=node/62"><em><strong> </strong></em></a></p>
<p><a href="http://www.ilnostrotempo.it/drupal/?q=node/62"><em><strong>Ma c&#8217;è di più. </strong></em></a><em>&#8220;Un rapporto della Cia prevede che entro 20 anni la Cina sarà la seconda potenza mondiale (subito dopo gli Usa) e l&#8217;India la terza. Ma c&#8217;è di più: gli economisti, le banche d&#8217;affari, gli investitori cominciano già a pensare a uno scenario nel quale la crescita mondiale, stagnante (o addirittura negativa) negli Usa, in Europa e in Giappone, sarà l&#8217;appannaggio esclusivo di un nuovo club di Paesi battezzato «Bric»: Cina e India più Brasile e Russia.&#8221;</em></p>
<p>Al momento le soluzioni proposte e temute dall&#8217;Occidente, per fornteggiare le ripercussioni di questa unione tra titani sono tre: il conflitto armato, una decrescita generalizzata dell&#8217;economia mondiale, definita anche decrescita felice o auto-limitazione dei consumi, e, infine, un riassetto della produzione che implichi come vincolo la sostenibilità ambientale.</p>
<p>Volendo, si potrebbe affermare che, dopo Copenaghen, l&#8217;Occidente non è e non sarà in grado di dettare i vincoli dell&#8217;ipotesi numero tre, cioè puntare su una produzione che sia anche sostenibile ecologicamente. La crisi economico finanziaria potrebbe essere letta come un tentativo di &#8220;decrescita felice&#8221;. Rimane il problema di definire &#8220;per chi&#8221; sia &#8220;felice&#8221; questa decrescita e fino a che punto essa possa essere considerata come una soluzione. Esclusa la terza e la seconda prospettiva non rimane che la prima, cioè la guerra (evitando di specificare il tipo di guerra, poichè essa potrebbe anche assumere la forma della &#8220;missione di pace&#8221;).</p>
<p>Forse, come spesso capita, la storia potrà (ammesso che si decida di apprendere dal passato) essere foriera di nuove strategie di stabilizzazione degli assi economico mondiali. Non è la prima volta, infatti, che Cina e India sono protagoniste della scena economica del pianeta.</p>
<p><em>&#8220;Già duemila anni fa, ad esempio, la seta e le spezie orientali avevano sedotto Roma a tal punto che alcuni storici ipotizzano che gli enormi esborsi di denaro verso i paesi produttori possano aver contribuito alla crisi economica dell’impero. Inoltre circa 600 anni fa Cina e India concorrevano per il 75% al prodotto interno globale.&#8221; <strong>(<a href="http://www.ated.ch/upload/press/Cindia..rella%20non%20%C3%A8%20pi%C3%B9%20Cenerentola.pdf">Renato Giovanelli</a>).</strong></em></p>
<p>Rimane, in ogni caso, un elemento fondamentale da affrontare: la questione sociale. La struttura sociale cinese e quella indiana sono molto diverse tra loro. Considerando che le nazioni sono fatte dai cittadini che le compongono, non sarebbe male cominciare a riflettere su quali opportunità si possano aprire da un incontro/confronto sociale tra cinesi e indiani, nella speranza che proprio dalla Cindia possa nascere un nuovo modello di sviluppo economico sociale sostenibile.</p>
<p><em><strong>Elvio Ciccardini</strong></em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/edicolando.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/edicolando.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/edicolando.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/edicolando.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/edicolando.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/edicolando.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/edicolando.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/edicolando.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/edicolando.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/edicolando.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/edicolando.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/edicolando.wordpress.com/21/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/edicolando.wordpress.com/21/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/edicolando.wordpress.com/21/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=edicolando.wordpress.com&amp;blog=11096772&amp;post=21&amp;subd=edicolando&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;aggressione a Berlusconi: commenti dalla Danimarca</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 21:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avanti il Prossimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 20 Dicembre la stampa danese ha pubblicato unarticolo a commento dell&#8217;aggressione subita da Silvio Berlusconi. A scrivere è la penna di Karismaens Følger di Mads Frese. La fonte descrive come &#8220;imprevedibili&#8221; le conseguenze del fatto e racconta di un Presidente del Consiglio in procinto di tracollo. Ideologia e politica a parte,  le conclusioni riportate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=edicolando.wordpress.com&amp;blog=11096772&amp;post=16&amp;subd=edicolando&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.mondopoliticablog.com/wp-content/uploads/2008/11/silvio-berlusconi.jpg" alt="" width="147" height="107" />Il 20 Dicembre la stampa danese ha pubblicato unarticolo a commento dell&#8217;aggressione subita da Silvio Berlusconi. A scrivere è la penna di Karismaens Følger di Mads Frese. La fonte descrive come &#8220;imprevedibili&#8221; le conseguenze del fatto e racconta di un Presidente del Consiglio in procinto di tracollo. Ideologia e politica a parte,  le conclusioni riportate sono degne di nota e di riflessione sul concetto di democrazia e su quanto sia controproducente per la società e la politica stessa una sua personalizzazione.<em></em></p>
<p><em><span id="more-16"></span>&#8220;Le conseguenze dell’aggressione a Berlusconi sono imprevedibili. Prima dell’incidente di domenica scorsa a Milano, Berlusconi sembrava un uomo finito. Il malcontento nelle file del PDL per le costanti accuse da parte del presidente contro i giudici e contro altre istituzioni dello Stato era notevole. Il presidente della Camera dei Deputati. L’ex-missino Gianfranco Fini, era sull’orlo di raggruppare le proprie truppe ed abbandonare il partito. Pier Ferdinando Casini, leader dei cristianodemocratici di centro UDC, aveva auspicato la formazione di un’alleanza democratica con la sinistra per frenare il tentativo del governo di modificare la Costituzione. Si prospettava quindi una maggioranza alternativa ma l’episodio di violenza potrebbe rivelarsi come un salasso rigeneratore per l’attuale maggioranza. </em></p>
<p><em>La forza del fascino carismatico di Berlusconi è la narrazione della ricchezza e del successo, che si accentra nel suo aspetto fisico. È un fisico che emana energia, ottimismo, temperamento, fortuna e sicurezza, ma anche odio per il nemico, disprezzo per le regole e disinteresse per le idee altrui. Per 15 anni Berlusconi ha proiettato i suoi istinti autoritari contro una sinistra ”comunista”, che esiste solo nella sua fantasia. Ha sistematicamente svuotato la democrazia italiana di contenuti, sia nelle istituzioni pubbliche che nelle teste dei cittadini.</em></p>
<p><em>L’odio per Berlusconi è quindi pienamente comprensibile. Erigendo il carisma a fattore determinante per la legittimazione del potere politico, Berlusconi ha oltrepassato la linea di demarcazione della democrazia: la democrazia si basa su argomenti, non su sentimenti. Ma Berlusconi ha consapevolmente accentrato l’attenzione sulla propria persona e perciò provoca reazioni come odio e amore. Che un psicolabile – per definizione non in grado di autocontrollo emotivo – commetta violenza nei confronti del presidente è una conseguenza della natura del berlusconismo. Negli attimi successivi all’aggressione, sul viso di Berlusconi era dipinto il panico, ma poi sfidando istintivamente il pericolo si è mostrato alla folla come un martire sanguinante. È proprio questo il contenuto del patto che lui ha stretto con i suoi elettori. Ma l’aggressione rivela anche l’ombra negativa del potere carismatico: la sacralizzazione del viso di Berlusconi sugli schermi TV alimenta infatti la spinta alla desacralizzazione.</em></p>
<p><em>Il tentativo di trasformare la desacralizzazione in martirio mostra quanto l’Italia sia distante da una normale dialettica democratica. L’opposizione e parte della stampa sono stati accusati di essere i ”mandanti morali”. Adesso Berlusconi tenterà il tutto per tutto per limitare i poteri dei giudici e del presidente. Ancora una volta ha avuto successo nel semplificare la vita politica. Ma ad un certo punto la bolla scoppierà ed il passaggio ad una nuova epoca non sarà indolore. L’avventura politica di Berlusconi cominciò nel 1992-93 con le bombe della mafia contro giudici e monumenti e può terminare con altre bombe ed un collasso economico.&#8221;</em></p>
<p>Elvio Ciccardini</p>
<p><a href="http://italiadallestero.info/archives/8650"><em><strong>Fonte in italiano</strong></em></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/edicolando.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/edicolando.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/edicolando.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/edicolando.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/edicolando.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/edicolando.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/edicolando.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/edicolando.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/edicolando.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/edicolando.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/edicolando.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/edicolando.wordpress.com/16/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/edicolando.wordpress.com/16/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/edicolando.wordpress.com/16/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=edicolando.wordpress.com&amp;blog=11096772&amp;post=16&amp;subd=edicolando&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L’asse del caos: rivisitazioni di uno scenario</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 20:52:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gentile Direttore, riprendendo un’espressione dell’ex presidente americano George Bush, sono ormai diversi gli studiosi che definiscono gli attuali scenari geopolitici con il nome de “l’asse del caos”. Questo asse si compone di nazioni caratterizzate da almeno tre elementi di instabilità: politica, economica e sociale. Il ragionamento parte da una attenta analisi, effettuata da Niall Ferguson, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=edicolando.wordpress.com&amp;blog=11096772&amp;post=9&amp;subd=edicolando&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong></strong></em><img class="alignleft" src="http://local.wasp.uwa.edu.au/~pbourke/fractals/lorenz/lorenz11.gif" alt="" width="167" height="259" />Gentile Direttore, riprendendo un’espressione dell’ex presidente americano George Bush, sono ormai diversi gli studiosi che definiscono gli attuali scenari geopolitici con il nome de “l’asse del caos”. Questo asse si compone di nazioni caratterizzate da almeno tre elementi di instabilità: politica, economica e sociale. Il ragionamento parte da una attenta analisi, effettuata da Niall Ferguson, sulle cause principali che determinarono i due conflitti mondiali della prima metà del ‘900.</p>
<p>Alla radice delle due grandi guerre vengono individuati almeno tre processi: la disintegrazione etnica, l’instabilità economica e il processo di declino degli imperi. Questo ultimo fattore, in particolare,  avrebbe portato ad un inasprimento delle lotte per il potere politico e contribuito in maniera determinante all’instabilità sia politica sia militare.</p>
<p>Ritornando al presente, secondo Ferguson, esiste almeno una regione in cui due di questi fattori sono già presenti da anni. E’ il Medio Oriente. In questa area, gli scontri etnici si susseguono da decenni e, anche a seguito degli insuccessi riportati in Iraq e in Afghanistan, gli Stati Uniti sembrano sul punto di ridimensionare la loro presenza nella regione.</p>
<p><span id="more-9"></span>La terza variabile, cioè l’instabilità economica, è, al contrario, un fattore recente. India e Cina, in particolare, hanno svolto un ruolo fondamentale nella crescita del PIL mondiale. Tuttavia anche per questi paesi sono previsti: una sostanziale impennata della disoccupazione e un calo dei redditi.</p>
<p>Partendo dalle stesse premesse, Jeffrey Gettleman ha descritto l&#8217;incessante anarchia che turba la Somalia. Mentre Arkady Ostrovsky ha analizzato la nuova aggressività russa. Sam Quinones ha esplorato i disordini innescati in Messico dalle guerre tra narcotrafficanti.</p>
<p>Nel frattempo, l’Iran continua a spalleggiare sia Hamas sia la sua controparte sciita in Libano, Hezbollah, e va avanti con il programma di armamenti nucleari che gli israeliani vedono come minaccia alla loro stessa esistenza. A questo si aggiungono i recenti scontri interni post elettorali.</p>
<p>I governi di Kabul e Islamabad vengono definiti come i più deboli del pianeta. Tanto che, da più parti, si paventa il rischio di una disintegrazione delle istituzioni sotto ondate crescenti di violenza. Sul confine orientale dell&#8217;Iran, il problema principale è quello di riportare la pace in Afghanistan. Tuttavia, a rendere più difficile questa impresa, è l&#8217;anarchia che regna nel vicino Pakistan. E, ancora una volta, la crisi economica svolge un ruolo cruciale.  Infatti, la classe media pakistana, potente politicamente, è stata travolta dal crollo del mercato azionario. Anche per i lavoratori pakistani si affaccia lo spettro disoccupazione.</p>
<p>Ad avvalorare questo scenario sono le cronache riportate dai giornali, anche nazionali, negli ultimi mesi. Il 18 maggio di questo anno, il Corriere titolava “Le atomiche non finiscano ai talebani”. Il riferimento è all’arsenale atomico Pakistano. Gli Stati Uniti hanno organizzato un Commandos appositamente addestrato per intervenire nel caso che l&#8217;arsenale nucleare possa sfuggire al controllo militare del Pakistan. Il corpo speciale sarebbe pronto a impossessarsi delle armi nucleari, a disattivarle e a nasconderle in località sicure. Ufficialmente, la notizia è stata divulgata dalla tv Fox, fornendo dettagli sulla missione e sulle esercitazioni tenutesi nel Nevada.</p>
<p>Se da un lato l’esercito statunitense sembra essere intento ad evitare nuovi scenari indesiderati, dall’altro lato, sempre gli Stati Uniti stanno attuando una politica di apertura commerciale con l’India, rivolta a rafforzare il peso militare del paese nell‘area. L’india, definita una delle più importanti democrazie mondiali, verrebbe così a svolgere un ruolo di garante per la pace in Asia e Medio Oriente.</p>
<p>Nel luglio del 2009 India e Stati Uniti hanno sottoscritto due accordi sulla vendita di armi e sull’individuazione di due siti dove costruire centrali nucleari. La notizia è stata ufficializzata dal segretario americano Hillary Clinton, assieme al ministro degli esteri indiano SM Krishna. Gli USA potranno vendere armamenti all&#8217; India che si impegna a dimostrarne l&#8217; utilizzo e a non rivenderle, aprendo così le porte agli Usa del mercato indiano, finora appannaggio della Russia.</p>
<p>Anche l’Italiana Financantieri è impegnata in una commessa per fornire navi da guerra all’esercito indiano. L’obiettivo sarebbe quello di contrastare l’ormai ingombrante presenza navale cinese nell’Oceano Indiano. Nel mese di agosto, infine, viene varato il primo sottomarino nucleare indiano. Così l’India entra ufficialmente nel club delle superpotenze militari.</p>
<p>Se è vero che “gli studiosi di storia militare e di strategia sanno che la forza militare non è inutile quando non viene impiegata. Anzi, è tanto più utile proprio in questo caso. Infatti consente ai responsabili politici di conseguire i loro obiettivi con la dissuasione e la compellenza, senza dover combattere“. (riprendendo le parole del Generale Carlo Jean, pronunciate al convegno “Soldati di pace in scenari operativi”).</p>
<p>E’ altrettanto vero che l’attuale crisi economica sta portando i governi delle principali superpotenze ad impegnarsi maggiormente nell’affrontare la crisi in casa e a considerare come un lusso gli interventi internazionali di pace. Lusso, che potrebbe corrispondere ad una fatale distrazione, considerando che in quelle aree risiede la maggior parte della popolazione mondiale e che potrebbe determinare un ulteriore allargamento dell’asse del caos.</p>
<p><em><strong>Elvio Ciccardini, pubblicato su <a href="http://www.ompax.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=122:lasse-caos-elvio-ciccardini&amp;catid=38:relazioni-di-pace&amp;Itemid=56">OMPAX</a> (Osservatorio per il monitoraggio della Pace)</strong></em></p>
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		<title>Ragionando sulla democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 20:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Avanti il Prossimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[aristotele]]></category>
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		<description><![CDATA[La Democrazia è un valore e un metodo di organizzazione sociale e, come tale, è soggettivo, mutabile, modificabile. Dipende da come lo si interpreta. Aristotele, nel IV secolo A.C., definiva la libertà come il presupposto necessario affinché si potesse realizzare una forma di governo democratica. Libertà che si esplica sull’eguaglianza dei cittadini, se non formale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=edicolando.wordpress.com&amp;blog=11096772&amp;post=3&amp;subd=edicolando&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><img class="alignleft" src="http://www.cittadinirovereto.it/diario/wp-content/uploads/2009/02/democrazia.gif" alt="" width="237" height="174" />La Democrazia è un valore e un metodo di organizzazione sociale e, come tale, è soggettivo, mutabile, modificabile. Dipende da come lo si interpreta. Aristotele, nel IV secolo A.C., definiva la libertà come il presupposto necessario affinché si potesse realizzare una forma di governo democratica. Libertà che si esplica sull’eguaglianza dei cittadini, se non formale (data l’esistenza delle classi sociali) almeno sostanziale (intesa come diritto civile), nel prendere decisioni che riguardano il popolo nella sua interezza.</div>
<div></div>
<div>Dalla storia all&#8217;epoca contemporanea, Norberto Bobbio, nell&#8217;intervista “Cos&#8217;è la Democrazia”,  riconosce, nella stessa, una forma di organizzazione sociale e ne dà una definizione procedurale, cioè di metodo con cui un gruppo sociale decide di organizzare un processo decisionale. Secondo tale impostazione, un gruppo democratico dovrebbe fondare il suo operato almeno su due regole. In primo luogo, tutti partecipano alla decisione direttamente o indirettamente. In secondo luogo, la decisione viene presa dopo una libera discussione a maggioranza. Queste sarebbero le condizioni minime perché si possa parlare di democrazia.</div>
<div><span id="more-3"></span>I piani delle due definizioni sono molto differenti e non è un caso che il dibattito sia ancora aperto, nonostante i secoli. La democrazia è parte integrante di un modus vivendi et operandi di un sistema sociale, pertanto essa non può che evolvere concettualmente assieme allo stesso. Per rendersi conto di quanto la questione sia tutt&#8217;altro che chiusa è sufficiente scorrere parte della letteratura che associa economia e democrazia. Ad esempio, il modello elistico-competitivo vede la massima espressione della democrazia nella possibilità dei cittadini di delegare il potere pubblico ad un nucleo di soggetti che, date le loro competenze, prende decisioni in nome e per conto di chi li ha eletti. Al contrario, per altri, la partecipazione diretta del popolo è fondamentale. Essi criticano il modello elistico-competitivo, definendolo riduttivo. In questo secondo caso si parlerebbe di democrazia deliberativa. Ancor più attuali sono quei filoni di ricerca che hanno analizzato la sequenzialità tra l&#8217;affermazione di un sistema democratico e quella di un sistema economico capace di promuovere benessere diffuso. Banalizzando, sembra di ragionare sull&#8217;antico dilemma del “viene prima l&#8217;uovo o la gallina?”. Chi anticipa chi? Alcuni autori sostengono che lo sviluppo economico sia antecedente alla nascita della democrazia e altri che l&#8217;esistenza della democrazia sia basilare per poter generare lo sviluppo economico di un paese. Queste sono, tutt&#8217;oggi, questioni drammaticamente aperte per l&#8217;uso che la classe dirigente politica ne fa, a livello nazionale e internazionale. Non bisogna dimenticare che è solo la politica a farsi garante della democrazia, incarnandola, ed è la politica a governare lo sviluppo e la crescita del sistema economico, definendone le regole. Democrazia ed economia sono due strumenti della politica, nonché due politiche pubbliche. Per comprendere l&#8217;importanza della questione è sufficiente pensare che i paesi a maggior tasso di crescita dell&#8217;ultimo decennio non sono democratici e hanno un sistema economico che si sta aprendo solo ora al capitalismo. Ed è sotto l&#8217;evidenza di tutti che le democrazie occidentali hanno aperto i loro mercati ma non hanno chiesto un sistema democratico a buona parte di questi paesi. E&#8217; lecito domandarsi quanta parte di questa scelta di politica internazionale è imputabile ad un deterioramento dei sistemi di welfare delle democrazie europee. Inoltre, cosa concludere quando le superpotenze democratiche si impegnano in azioni militari internazionali con l&#8217;obiettivo dichiarato di esportare “la democrazia” in paesi oppressi politicamente e ad alto tasso di povertà dei cittadini? Anche in questo caso la valutazione della scelta politica è  “una questione aperta” che solo la storia potrà chiudere. Rimangono tuttavia forti perplessità sul fatto che un metodo decisionale che prevede la partecipazione popolare possa essere imposto dall&#8217;alto, al pari di un regime dittatoriale, con autorità e forza. Sarebbe, al contrario, più logico aspettarsi una politica pubblica orientata alla diffusione di una “cultura della democrazia” e investire in iniziative internazionali di “formazione sui processi democratici” capaci di produrre una pace sostenibile tra nazioni e popoli. Di certo si eviterebbe di usare questo termine a mo di bandiera o slogan che, da vessillo di fregio, si trasforma all&#8217;occorrenza in fendente di spada per intervenire a livello geopolitico internazionale. Se per democrazia si intendesse una politica pubblica rivolta a definire processi decisionali rappresentativi della collettività, allora sarebbe possibile valutarne l&#8217;impatto sulla società e, contemporaneamente, se ne potrebbe valutare l&#8217;impatto congiunto con altre politiche. Si potrebbe, inoltre, individuare quali ambiti della politica siano carenti di processi decisionali democratici e quali no. Con troppa semplicità, infatti, i governi nazionali hanno abdicato a parte del loro potere decisionale in ambiti di interesse pubblico, sottraendoli al  controllo democratico. Ad esempio, le Banche Centrali, che emettono moneta e, di fatto, fanno politica monetaria, non sono dello Stato, quindi non appartengono alla collettività. Pertanto non operano all&#8217;interno di politiche pubbliche definite da organi istituzionali democratici. In questo ambito la politica ha ceduto il passo ad un ulteriore sistema di relazioni non strutturato democraticamente. Allo stesso modo, il processo di costituzione dell&#8217;Unione Europea ha determinato un trasferimento di molti ambiti della politica economica dalla sfera nazionale a quella sovranazionale, lasciando al “cittadino” evidenti dubbi sulla rappresentatività democratica delle istituzioni europee, sul suo diritto di cittadinanza e sulle sue possibilità di partecipare attivamente alla scrittura delle regole. Non è un caso che alcuni Governi europei si siano orientati verso la formula del referendum per sottoscrivere alcuni Trattati comunitari, mentre altri governi abbiano utilizzato la formula della ratifica. Ciò vuole dire che l&#8217;Europa, unita economicamente, non è riuscita a produrre un metodo rappresentativo-decisionale unitario. Vuol dire che non esiste un unico modello democratico europeo, ma diversi modi di fare democrazia nell&#8217;Unione Europea. Anche volendo giustificare il tutto con “una fase di transizione”, quando ciò produrrà “unione” e uniformità nelle forme di partecipazione dei cittadini alla costruzione dell&#8217;Unione Europea? Domandare è lecito e rispondere è cortesia. Tuttavia, in democrazia, a volte rispondere è un dovere al quale chi rappresenta il cittadino non può e non deve sottrarsi. Alla radice del problema non vi è, quindi, la natura del rapporto tra economia e democrazia. Bensì, vi sono: da un lato, la natura del rapporto tra sistema economico e sistema politico e, dall&#8217;altro, le forme con cui il secondo riesce a incarnare una politica pubblica di “attuazione della democrazia”. Ed è sulla natura di questo spirito che si baseranno le sfide future, sia per completare il processo di crescente interconnessione dei mercati nazionali in un unico mercato mondiale (se preferite, per gestire il fenomeno della globalizzazione), sia per affrontare un percorso di riorganizzazione dei sistemi politici nazionali capace di sostenere e guidare il primo. I rappresentanti dei cittadini di oggi, loro malgrado, si trovano ad affrontare questioni nuove e non evitabili. Se negli anni &#8217;50, in Europa, il problema dei governi era “costruire”, creare benessere e sviluppo economico attraverso la crescita economica, il problema dei governi attuali è quello di garantire il benessere della popolazione contribuendo alla scrittura di nuove regole, condivise, che permettano una riorganizzazione del sistema economico stesso. La politica del sostegno alla crescita economica, date le sfide ambientali globali, dovrà gradualmente cedere il passo ad una nuova politica del “mantenimento” e della “riorganizzazione”. Questa sfida è tanto più complessa quanto non circoscritta a confini nazionali, poiché mondiale. Il modo con cui essa sarà gestita dipende dalle politiche che governi nazionali (i singoli Stati) e sovranazionali (unioni di Stati) saranno in grado di produrre. Il fatto che tali scelte potranno essere definite come “democratiche”, infine, è pura questione di forma (metodo) che, volenti o nolenti, inciderà significativamente sulla “sostanza”, cioè sui risultati finali e sulla libertà di ogni essere umano.</div>
<div></div>
<div><em><strong>Elvio Ciccardini, pubblicato su <a href="http://www.ompax.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=130:sulla-democrazia-e-ciccardini&amp;catid=34:civilta-di-pace&amp;Itemid=53">OMPAX</a> (Osservatorio per il monitoraggio della pace)</strong></em></div>
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